(AGR) Scanzorosciate è sempre più punto di riferimento per l’enologia italiana.
Già celebre come patria del famoso passito DOCG a bacca rossa dal sentore di
rosa, è ora a tutti gli effetti anche un modello virtuoso di sinergia
pubblico-privato. La ricerca sul sequenziamento del DNA, presentata in
anteprima il 20 febbraio nella Sala Consiliare del Comune, è infatti un
esempio nazionale di collaborazione fra privato, i produttori rappresentati
dal Consorzio, e pubblico, Università di Milano e Istituzioni. “L’unione fa
la forza – afferma il prof. Osvaldo Failla, del Dipartimento di Scienze
agrarie e ambientali dell’Università degli Studi di Milano, referente
scientifico del progetto – e i risultati che abbiamo ottenuto potranno
essere di grande utilità anche per altri vitigni e territori. È stata una
sorpresa scoprire tante linee clonali, ben 23, in un’area così circoscritta.
La miglior testimonianza della storia secolare di questo vino poiché solo il
tempo ha permesso che si sviluppasse una tale diversità. Vogliamo ora
valorizzarla, selezionando linee complementari, in modo da creare sinergie
fra aromi e dare ricchezza e qualità alla produzione”. La strada è in
salita perché la prossima fase prevede di passare dal laboratorio al
rimpianto nel terreno. “Appassimento e vinificazione sono le nostre prossime
sfide – spiega la Presidente del Consorzio Angelica Cuni – ma fino ad ora
siamo enormemente soddisfatti. L’investimento sta portando i risultati
attesi e siamo orgogliosi di aver prodotto un patrimonio di conoscenze che
restituiamo non solo al nostro territorio ma all’Italia intera”. Ulteriori
dettagli sul progetto, finanziato dal Ministero della politiche agricole e
forestali, che ha consentito il sequenziamento del DNA di 51 vitigni
autoctoni italiani, tra i quali il Moscato di Scanzo, saranno presentati il
9 aprile al Vinitaly.
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