| Data: lunedì 18 marzo 2013 | Sezione: Lavoro |
| Osservatorio Gi Group Academy: la Riforma Fornero riduce la cattiva flessibilità | |
| ma non diminuisce il costo del lavoro e non aumenta l’occupazione | |
(AGR) Inserimento in azienda e flessibilità in entrata, contrattazione di secondo livello, flessibilità in uscita, politiche attive e ammortizzatori sociali; in quali ambiti Per rispondere a questi interrogativi e monitorare nel tempo gli effetti della Riforma al fine di supportare le imprese e segnalare al Ministero del Welfare eventuali correttivi, Gi Group Academy, la fondazione di Gi Group, la prima multinazionale italiana del lavoro, nata per promuovere e sostenere lo sviluppo e la diffusione della cultura del lavoro, ha avviato a fine 2012 la prima survey dell’Osservatorio Permanente sulla Riforma del Mercato del Lavoro, promosso in collaborazione con Gi Group e OD&M Consulting che fotografa gli effetti prodotti dalla nuova normativa e le opinioni di HR manager e imprenditori a sei mesi dalla sua entrata in vigore. Di seguito le principali evidenze su specifici effetti che · Unico obiettivo raggiunto dalla Riforma è la riduzione degli abusi legati all’utilizzo improprio di forme contrattuali flessibili per il 54% delle aziende campione; a dare questo giudizio soprattutto le imprese dell’Industria e quelle di grandi dimensioni. In particolare, per chi ritiene che · · Per il 59% dei rispondenti · Per un intervistato su due · “La riduzione delle forme improprie di flessibilità (Co. Co. Pro., Partite Iva, etc.) è indubbiamente il principale risultato che va riconosciuto alla Riforma. L’altra faccia della medaglia è che Sempre a livello di sentiment, per il 50% delle imprese In termini di impatto, invece, In generale non risulta che I contratti che a seguito della Riforma sono stati trasformati o abbandonati da almeno la metà del campione sono, invece, quelli di inserimento, associazione in partecipazione, lavoro intermittente, collaborazione a progetto. Fra i contratti che sono stati trasformati il 76% è stato convertito in un'altra forma contrattuale flessibile e solo il 24% in contratti a tempo indeterminato. Fra le forme flessibili verso cui le imprese si sono dirette prevalgono i contratti a tempo determinato (19%), quelli in somministrazione a tempo determinato (17%), Partite Iva e collaborazioni a progetto (14%) e i contratti di apprendistato (12%). Tra le altre aree di indagine - contrattazione di secondo livello, politiche attive e ammortizzatori sociali -, per le quali non risultano per ora peggioramenti o miglioramenti significativi né modifiche sui costi, non stupisce, in particolare, il fronte delle politiche attive, dove il legilslatore ha inserito finora solo un “suggerimento” alle parti, in sede di conciliazione, per concordare un progetto di supporto alla ricollocazione del lavoratore che ha perso il posto. Dai dati, pertanto, l’outplacement risulta la scelta aziendale rispetto alla quale “Alla luce di queste evidenze, - continua Colli-Lanzi - pensiamo che sia necessario agire su leve strutturali, ovvero: fare investimenti produttivi che vadano a lavorare sugli asset del Paese e che siano in grado di far ripartire l’occupazione, creando valore nel breve ma con un’ottica anche di medio-lungo periodo; spostare la tassazione dal lavoro ad altre fonti di reddito con una riduzione, anche cospicua, del cuneo fiscale, consentendo di migliorare la retribuzione netta delle persone. Inoltre, a livello di mercato del lavoro, riteniamo si debba agire su tre aspetti: incentivare l’apprendistato come contratto di inserimento, rendere l’outplacement obbligatorio, o quantomeno fortemente incentivato, per tutte le aziende che licenziano, e ridare centralità al contratto a tempo indeterminato, limitando solo a casi autentici il ricorso a forme di lavoro autonomo (Partite Iva e Co.Co.Pro., etc.) e demandando, invece, alle Agenzie per il Lavoro la buona flessibilità. Se è vero che le imprese di medio-grandi dimensioni segnalano, in oltre la metà dei casi, che dalle aziende e la sicurezza richiesta dai lavoratori, in una prospettiva non più di posto fisso a vita, ma di costante employability”. Alla prima rilevazione online dell’Osservatorio Permanente sulla Riforma del Mercato del Lavoro (metà dicembre 2012 -fine gennaio 2013) hanno partecipato oltre 500 imprese rappresentate in prevalenza da HR manager e imprenditori appartenenti principalmente a PMI (69%); il campione è rappresentativo della realtà italiana per Settore (Industria, Commercio e Servizi) su tutto il territorio nazionale. Si segnala che questa prima rilevazione dell’Osservatorio Gi Group Academy si è concentrata nel dettaglio dei provvedimenti relativi a inserimento in azienda, flessibilità in entrata, flessibilità in uscita e contrattazione di secondo livello mentre nelle successive rilevazioni approfondirà anche i singoli effetti su politiche attive e ammortizzatori sociali in base alle tempistiche di entrata in vigore dei singoli provvedimenti specifici su queste aree per le quali, pertanto, ha per ora rilevato solo prime sensazioni di miglioramento/peggioramento. Alla survey sono seguiti i Focus group di approfondimento con le aziende che hanno aderito ai tavoli di lavoro. Contestualmente l’Osservatorio ha elaborato informazioni provenienti da diverse banche dati per darne una lettura originale alla luce della Riforma. Tutte le attività dell’Osservatorio hanno la supervisione di un Comitato Scientifico, costituto da esponenti di spicco del mondo del lavoro che discutono le linee programmatiche e analizzano i risultati emersi dalle rilevazioni. A questa prima rilevazione ne seguirà una seconda, a distanza di sei mesi che si chiuderà con un evento annuale di dibattito e discussione delle evidenze emerse. Per tutti coloro che sono interessati ad approfondire l’iniziativa: www.osservatoriolavoro.it. |
|
Associazione Giornalistica Radiotelevisiva - AGR Copyright 1999 © AGR on line |
|