Data: venerdì 21 dicembre 2012 Sezione: Economia
   
Confesercenti: giudizio negativo sul comportamento di Federdistribuzione
che ha di fatto affossato il Protocollo di Intesa sulle chiusure condivise di Natale e Santo Stefano
 

(AGR) La Confesercenti di Roma – dichiara il Presidente Valter Giammaria – esprime il proprio netto e perentorio giudizio negativo sull’atteggiamento di Federdistribuzione che ha portato ad affossare lo sforzo fatto dall’Assessore al Commercio dei Comune di Roma, On. Davide Bordoni, delle Associazioni dell’imprenditoria e dei Sindacati dei lavoratori, di produrre un Protocollo d’Intesa sulla possibilità di rispettare le chiusure in alcune festività dell’anno (in tutto sei – Natale, Santo Stefano, 1° Gennaio, Pasqua, 1° Maggio e Ferragosto).

Un Protocollo d’Intesa quello approntato e per cui ringraziamo l’Amministrazione di Roma Capitale, che ovviamente, in rispetto della normativa vigente non conteneva obblighi, ma in modo chiaro impegnava le Organizzazioni sottoscrittrici a fare in modo che le attività rispettassero alcune giornate di chiusura come il Natale e Santo Stefano.

(AGR) L’atteggiamento di chiusura al confronto da parte di Federdistribuzione ha reso vano il lavoro fatto da parte di tutti per arrivare ad un testo condiviso che aprisse opportunità diverse rispetto alla completa e selvaggia deregolamentazione oggi in vigore.

C’è la necessità – continua Giammaria – che si torni ad avere regole, semplici ma regole.

L’Italia è l’unico paese in Europa dove il commercio è stato completamente deregolamentato e questo con la motivazione che così si “sarebbero ripresi” i consumi. La realtà dimostra che ciò non corrisponde al vero.

La realtà – sottolinea Mina Giannandrea Presidente Federstrade Confesercenti – è che questo stato di cose sta portando alla chiusura di migliaia di piccole imprese nei quartieri della nostra città, centro storico compreso.

Siamo convinti – continua Giannandrea – che continuare a favorire la grande distribuzione dei centri commerciali non aiuti l’economia di un territorio, bensì rischia solo di impoverire ulteriormente la nostra città e la capacità di dare un servizio diffuso e di qualità al consumatore.

Questa vicenda – conclude Giammaria – fa emergere con chiarezza come nel concetto della supposta “libertà di impresa” tanto decantata non solo non esiste, se non prevede neanche diritti fondamentali come quello del riposo in alcune festività, ma preferisce la completa deregolamentazione del comparto per una concorrenza selvaggia dove è sicuramente il più forte

(economicamente) che vince.

   

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