| Data: giovedì 21 giugno 2012 | Sezione: Economia |
| Balneari, inaccettabile l'inattività del Governo | |
| Con una dichiarazione congiunta le associazioni dei balneari hanno criticato il comportamento del Governo nei confronti della UE | |
| ( AGR ) Dall’incontro svoltosi recentemente a Bruxelles sono emersi con chiarezza cinque concetti: il primo è quello che le Organizzazioni sindacali hanno ribadito l’irrinunciabile necessità di salvaguardare il sistema degli stabilimenti balneari italiani attraverso l’esclusione dall’evidenza pubblica delle imprese oggi esistenti. Il secondo è che Il terzo che, con eccessiva premura e nessun serio approfondimento, non è stato preso in considerazione quanto illustrato dal prof. avv. Antonio Palma, esperto amministrativista presente all’incontro di Bruxelles, circa l’analogia tra il nostro settore e quello delle concessioni demaniali di acque minerali che ha consentito al commissario Michel Barnier di affermare che queste ultime non sono comprese nella Direttiva Bolkestein. Il quarto è che le Regioni, le Province e i Comuni hanno con decisione motivato e sostenuto la necessità di trovare una soluzione ad un problema che riguarda non solo 30.000 imprese e 100.000 addetti diretti, ma il futuro e la peculiarità del turismo balneare italiano e dell’economia turistica del territorio. Da ultimo ci è stato confermato che il Governo italiano non ha preso nessuna iniziativa nei confronti dell’Europa per trovare soluzioni in grado di evitare l’evidenza pubblica. E ciò malgrado gli impegni direttamente assunti da ben due ministri, (Gnudi e Moavero Milanesi), nel corso dell’unico incontro svoltosi a Roma il 23 febbraio scorso. Sono ancora più preoccupanti le recenti dichiarazioni del ministro Gnudi, nel corso dell’audizione presso Per la nostra categoria tutto questo è inaccettabile. Ed è anche inaccettabile, se non addirittura offensivo, che si sia pensato di ‘appagarci’ con delle promesse (…“visto che siamo usciti dalla procedura d’infrazione e il Governo italiano ha maggior capacità di interlocuzione andremo in Europa a fare delle riflessioni per trovare strumenti di reale tutela delle imprese balneari”…) che, vista la caratura e l’alta responsabilità di chi le ha fatte, oltre alla gravità del problema da risolvere, ci illudevamo fossero veritiere perché ci sembrava di aver capito - ma evidentemente ci eravamo sbagliati - che fosse sufficientemente chiaro il concetto per il quale dietro quelle 30.000 imprese ci sono 30.000 famiglie, oltre 600.000 lavoratori e quindi un gravissimo problema sociale. Se oggi qualcuno pensa che queste migliaia di persone - e i Sindacati che li rappresentano - non siano abbastanza determinate a difendere fino in fondo, con ogni mezzo, il proprio lavoro e il proprio futuro si sbaglia davvero di grosso. Lo faremo sia continuando a sostenere con forza, nei confronti del Governo e della UE, le stesse argomentazioni giuridiche che per altri settori sono state ritenute valide, sia mettendo in atto in tutti i litorali italiani e non solo, decise iniziative e manifestazioni di protesta nel corso di questa stagione turistica che saranno certamente adeguate al dramma che stiamo vivendo. |
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