| Data: domenica 16 settembre 2007 | Sezione: Ambiente e Territorio |
| Mare libero o a pagamento | |
| La legge è uguale per tutti e non c’è un mare in gabbia e un mare libero | |
L'estate 2007 sta volgendo al termine ed è stata caldissima, non solo in senso meteorologico. Come se non bastasse l'effetto-serra prodotto dall'inquinamento atmosferico, da un capo all'altro della Penisola ha fatto scoppiare una "guerra delle spiagge" fra il popolo dei bagnanti e i gestori degli stabilimenti balneari. Pomo della discordia, l'ingresso libero e gratuito per raggiungere l'agognata battigia e tuffarsi finalmente in mare. Eppure si tratta di concessioni pubbliche, vale a dire di terreni vincolati e protetti che lo Stato affida in gestione ai privati per offrire servizi a pagamento (cabine, bar, ristoranti, bagni), lasciando libero l'arenile. A fronte di un canone annuo pari complessivamente a 40 milioni di euro, secondo gli ultimi dati elaborati dalla Patrimonio dello Stato Spa, si calcola che i gestori fatturano quasi due miliardi, con prezzi che ormai sono arrivati alle stelle: 15-20 euro per pagare il biglietto d'ingresso e fare il bagno; dai 1.500 ai 3.000 euro a stagione per la cabina, con un listino a parte per sedie a sdraio, lettini e ombrelloni. |
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