| Data: venerdì 8 luglio 2011 | Sezione: Ambiente e Territorio |
| Rapporto Legambiente sulle cave | |
| Il Lazio si classifica al 6° posto, con 393 cave attive, 475 dismesse o abbandonate e canoni di concessione ancora minimi. | |
(AGR) Sono 393 cave attive da cui provengono 15,8 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, 1,7 milioni di pietre ornamentali, 5,4 milioni di calcare e 244 mila di argilla: queste le quantità annue estratte nel Lazio secondo il Rapporto Cave 2011 di Legambiente. I numeri sono stati rilevati dal Rapporto Cave 2011 di Legambiente, come per il monitoraggio effettuato nel 2009, risultano allarmanti, con ben 5.736 cave attive in Italia: tra le Regioni che presentano un maggior numero di aree destinate alle attività estrattive il Lazio si piazza al 6° posto, con 393 cave attive -rispetto alle 318 censite nel 2009– delle quali più di 30 nel Comune di Roma. Il Lazio rimane così ancora una volta la regione che mostra le più serie criticità; nonostante sia finalmente stato approvato il Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE), atteso da molti anni, le quantità possibili di estrazioni previste sembrano andare a confermare i trend della nostra regione -l’unica insieme alla Lombardia a non mostrare un calo quantitativo a seguito della crisi del settore- e i livelli dei canoni di concessione risultano ancora minimi (solo 30 centesimi a metro cubo per sabbia, ghiaia ed argilla, 50 centesimi per il calcare, 2 euro per le pietre ornamentali). “È assurdo che il costo del prelievo di qualsiasi tipo di roccia nel Lazio sia di pochi centesimi di euro a metro cubo, a fronte di guadagni altissimi derivanti dalla vendita dei materiali. È ancora lontana nel Lazio una politica di gestione del territorio attenta agli aspetti paesaggistici e naturalistici, che renda possibile il recupero di cave abbandonate da decenni e limiti l’apertura di nuove, rispetto agli interessi di chi opera nel settore -dichiara Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Occorre invertire subito questa rotta per uscire finalmente da una situazione di grandi guadagni privati e di rilevanti impatti nel paesaggio, introducendo canoni di concessione più alti, almeno del 20% rispetto al prezzo di vendita, e favorendo il riciclo degli inerti provenienti dall'edilizia in modo da ridurre sensibilmente l’utilizzo delle discariche come avviene negli altri Paesi europei”. I dati forniti dal Rapporto Cave 2011 confermano un quadro allarmante: il Lazio, infatti, si posiziona al primo posto in Italia per l'estrazione di calcare, con 5,4 milioni di metri cubi annui estratti e al secondo posto per quantità di sabbia e ghiaia estratta, con ben 15,8 milioni di metri cubi annui (dopo |
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