| Data: sabato 10 luglio 2010 | Sezione: Economia |
| Prima giornata nazionale anticontraffazione a Roma | |
| la Guardia di Finanza contro l’industria del tarocco | |
(AGR) "Smantellare, sotto il profilo patrimoniale e finanziario, la filiera del falso, è il nostro obiettivo. E’ necessario risalire ai canali internazionali di approvvigionamento, ai laboratori di produzione e ai centri di detenzione e stoccaggio delle merci contraffatte. Come dimostra la recente attività svolta contro la criminalità cinese in Toscana ed in altre regioni d’Italia, serve un approccio trasversale al fenomeno aggredendo tutti i traffici illeciti connessi che rischiano di inquinare l’economia sana del Paese”. E’ quanto ha dichiarato mercoledì 7 Luglio il Generale di Corpo d’Armata Nino Di Paolo - Comandante Generale della Guardia di Finanza - durante la prima giornata nazionale anticontraffazione, per illustrare il lavoro della Guardia di Finanza contro l’imponente industria del falso. “Determinanti risultano i nuovi strumenti offerti dal legislatore – ha proseguito il Generale Di Paolo – che hanno riconosciuto agli organi di polizia impegnati nella lotta alla contraffazione gli stessi poteri previsti dalla normativa antimafia'. Nel primo scorcio dell’anno è aumentato in maniera esponenziale (+476%) il numero degli arresti per associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione e sono stati sottoposti a sequestro oltre 40 milioni di euro di proventi illeciti che costituiscono il frutto o il reimpiego del mercato del falso. Secondo Quando si parla di falsi, resiste nell’immaginario di molti l’idea del povero diavolo, quasi sempre un extracomunitario, con la sua “bancarella” improvvisata, in molti casi appena un lenzuolo steso per terra con la merce sopra, che sbarca il lunario vendendo la borsa di Vuitton falsa o la cinta taroccata di Armani. Stiamo parlando di un peccato, se di peccato vogliamo proprio parlare, a dir tanto veniale: quello che lui commette vendendo roba fasulla e, soprattutto, noi comprandola. A rivelare che ci sentiamo poco colpevoli lo dicono diverse indagini psicologiche condotte in materia, che rivelano come il senso di colpa degli acquirenti di falsi sia minimo. In realtà, di “veniale” in materia di contraffazione c’è veramente molto poco. Anzi, in un ipotetico catechismo etico -economico, alimentare il mercato del taroccato è peccato che andrebbe invece rubricato tra quelli da scomunica. Intorno alla produzione e alla smercio dei falsi si muovono infatti ingentissimi capitali e prosperano gruppi malavitosi molto potenti. Senza contare gli ingenti danni che procura all’apparato produttivo e distributivo. Il nostro paese è tr i primi posti nell’hit parade della circolazione di merce contraffatta. I numeri che il direttore dell'Agenzia delle Dogane Giuseppe Peleggi ha snocciolato nel corso di una recente audizione al Senato parlano da soli. Nel 2009 sono stati sequestrati circa trentasette milioni di pezzi, quasi il doppio rispetto al Un’industria che nasconde una realtà molto più complessa di quanto si è di solito portati a pensare e dove i confini tra lecito e illecito risultano a volte labili. Se infatti è grossolana l’idea che in fin dei conti si tratta “solo” di un povero diavolo che vende una borsa falsa, la convinzione che quella stessa borsa possa essere stata partorita da una “economia del sottoscala” è addirittura grottesca. Al contrario, a sfornare l’oggetto taroccato è un'industria capace di una produzione di massa, resa possibile dalla capacità di mobilitare ingenti capitali, di stare al passo con gli ultimi sviluppi della tecnologia, di tenere in piedi moderni sistemi di trasmissione, di trasporto e di logistica. Il lato paradossale della faccenda è che spesso a stare dietro a tutto questo è, anche se involontariamente, la stessa economia legale, che si premura lei stessa di fornire su un piatto d’argento i modelli da copiare. Le multinazionali, infatti, per tenere i prezzi bassi ed espandersi in fretta in tutto il mondo, hanno intrecciato una rete infinita di accordi di produzione soprattutto in Cina, Taiwan, Vietnam, dove non a caso nasce il grosso dei falsi. “È il lato oscuro della globalizzazione, bellezza - si potrebbe dire parafrasando Humphrey Bogart, e tu non puoi farci niente”. O forse sì. Si può provare, ad esempio, ad alzare una barriera nei paesi dove quest’ondata di falsi si riversa. In Italia ci sta provando l'Agenzia delle Dogane, che ha deciso di sferrare un attacco su più livelli, presidiando i punti-chiave del territorio (i porti), utilizzando nuovi metodi di indagine, monitorando l'intero cammino della merce. La sintonia fra l'Agenzia delle Dogane e Assoporti, l'associazione che riunisce tutte le autorità portuali italiane, mostra quantomeno il desiderio di affrontare i problemi dalla stessa parte.
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