| Data: giovedì 29 ottobre 2009 | Sezione: Economia |
| In Italia un milione e mezzo di imprese ''rosa'' | |
| Aumento dello 0,8% in un anno, ma conciliare lavoro e famiglia spaventa più della crisi. Il 91% delle imprenditrici chiede più servizi per la famiglia | |
La crisi non ha sconfitto la voglia delle donne di fare impresa. L’Italia ha il primato europeo per numero di imprenditrici e di lavoratrici autonome. A giugno 2009 il nostro Paese registra 1.519.100 imprenditrici a fronte di 1.278.700 imprenditrici della Germania, 1.078.900 nel Regno Unito, 1.055.600 in Polonia, 952.400 in Spagna e 767.100 in Francia. In particolare, tra il 2007 e il 2008, le donne a capo di imprese artigiane sono aumentate dello 0,8%, raggiungendo il numero di 365.913. Le imprese artigiane al femminile si concentrano prevalentemente nel Nord d’Italia, soprattutto in Lombardia (18,6% del totale), in Emilia Romagna (10,9%) e in Veneto (10,5%). Il 47,7% delle imprenditrici artigiane è impegnato nel settore dei servizi alle persone, il 34,7% nel settore manifatturiero con una spiccata prevalenza nei comparti del tessile-abbigliamento e dell’alimentare, l’11,3% nel settore dei servizi alle imprese. Le regioni che tra il 2007 e il 2008 hanno registrato l’aumento maggiore di artigiane sono il Lazio (+2,9%), la Calabria (+2,7%), la Puglia (+2,5%), la Liguria (+1,8%). Le imprenditrici artigiane sono prudenti sui tempi della ripresa economica (il 70% ritiene che l’uscita dalla crisi avverrà non prima di 1 o 2 anni), ma sono anche ben determinate a resistere: infatti l’Osservatorio rivela che, nonostante tra il 2008 e il 2009 il 61% delle imprenditrici abbia subito un calo del giro d’affari e del fatturato, l’84% ha mantenuto stabile l’occupazione in azienda. Più che la crisi, il grande problema che preoccupa le imprenditrici è la conciliazione tra l’impegno lavorativo e la cura della famiglia: lo dichiara l’82% delle imprenditrici intervistate dall’Osservatorio di Confartigianato. Un problema talmente grave che l’88% delle intervistate ritiene impossibile assentarsi dal lavoro per dedicarsi ai figli o delegare ad altri le proprie mansioni nel periodo della maternità. Il 63% del campione è drastico: la passione per il lavoro costringe a rinunciare alla famiglia. Le imprenditrici italiane hanno le idee chiare su cosa serve per mettere d’accordo tempi di lavoro e cura della famiglia. Il 91% chiede di aumentare i servizi alla famiglia, come gli asili nido. L’85% è convinta che, se si risolvesse il problema della conciliazione, lavorerebbero più donne e circolerebbe più ricchezza per tutti.Nelle richieste alla politica e alle istituzioni per favorire il lavoro imprenditoriale femminile spicca al primo posto la necessità di investimenti in servizi all’infanzia e alla famiglia, soluzione indicata come prioritaria dal 25% delle imprenditrici, cui si affianca la richiesta di politiche di sostegno al reddito delle famiglie (17%). Tra le altre richieste un maggiore sostegno anche interno all’azienda, tramite la diffusione di forme contrattuali temporaneamente flessibili (indicata dal 23% delle imprenditrici) e la detassazione del lavoro femminile (14% delle risposte). |
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