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Sui social media i brand internazionali prediligono strategie multicanale
'Dimmi dove vai e ti dirò chi sei'- Blogmeter ha mappato la presenza sui social media dei Top 100 brand globali della classifica Brandz di M. Brown
 
Sezione: Tecnologia 30/07/2012

(AGR) Su quali social media e social network si muovono i brand internazionali? E’ meglio avere un solo profilo globale oppure più profili localizzati per i diversi paesi? E ancora, quali e quanti profili ufficiali è utile attivare? Lo studio “Dimmi dove vai e ti dirò chi sei”, presentato da Blogmeter al recente Social CaseHistory Forum, è partito da queste curiosità di fondo per costruire un social media compass, una bussola in grado di spiegare strategie e comportamenti messi in campo dai brand. Utilizzando il tool di Facebook Social Analytics di Blogmeter, l’indagine ha preso come punto di partenza la lista Brandz di Millward Brown, che indica i 100 brand di maggiore valore a livello globale, per andare a mappare la loro presenza sui social media rispetto ai profili globali e italiani. Dai risultati emerge innanzitutto che la strategia vincente è quella di utilizzare in modo integrato un set di social media. Non si prescinde naturalmente da Facebook e Twitter, sui quali circa il 70% dei brand ha un profilo ufficiale, e non si tralascia neppure YouTube, utilizzato da più della metà del campione, Linkedin (13%) e soprattutto Google Plus (14%), mentre invece solo il 5% dei brand ha scelto di aprire un profilo sul chiacchieratissimo Pinterest. Una buona fetta dei brand ha scelto di attivare più di un profilo sullo stesso social media: il 22% ha ad esempio inserito più profili su Twitter, il 14% ha più di una pagina Facebook, il 9% ha aperto più di un canale su Youtube e infine l’8% ha scelto di essere presente su più di un blog. Se si guarda alle categoria di prodotto si scopre che Food & Beverage è il settore che riesce a ottenere più seguito sia su Facebook che su Twitter grazie alle performance di marchi come Coca Cola, Starbucks, Redbull, Mc Donald’s e Subway, ma la classifica cambia quando si parla di engagement e produzione di contenuti dove spiccano i settori Banking, Telecom e Automotive. Dallo studio emerge che la “formula magica” per avere un contenuto coinvolgente su Facebook prevede innanzitutto di entrare in empatia con i fan, ma funzionano bene anche i messaggi aspirazionali, la creatività, l’ironia e le immagini. Infine le case history di brand come Tim, McDonald’s e Louis Vuitton dimostrano che attivare profili differenziati per paese è utile in quanto consente un servizio di ascolto di customer care, un maggiore coinvolgimento dei fan basato su interessi e valori comuni e un contatto diretto con gli influencer locali.

blogmeter


Autore: AGR: EG

 

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