Ci sembra di raccontarvi un episodio di un Serial televisivo di fantascienza ma invece
è pura realtà. Una serie di progetti di ricerca prossimi alla realizzazione potrebbero
dirci infatti che nella zona della Via Lattea esistono altre forme di vita, se siamo l’unico
sistema solare a poter vantare una evoluzione biologica.
Di sicuro l’esistenza di altri pianeti al di fuori del nostro sistema solare, evidenziati da una scoperta datata 1995, ha riaperto il dibattito con l’inizio del nuovo millennio quando cioè la scienza e la tecnologia a distanza di 8 anni ha permesso la scoperta di almeno cento pianeti extrasolari.
Con un piccolo dettaglio però che lascia spazio a moltissime fantasie:
alcuni pianeti infatti avrebbero svariate analogie con il nostro. Altri avrebbero orbite
circolari, come il nostro. Altri orbiterebbero in gruppo intorno alla loro stella facendo
parte pertanto di un vero e proprio sistema solare. Addirittura un pianeta poco più grande
di Giove che si troverebbe ad una distanza simile a quella che separa il nostro pianeta
dal Sole tanto da poterne essere considerato una specie di gemello.
In questi ultimi anni i dati che sono stati raccolti così lasciano pensare che sistemi
planetari come il nostro rappresenterebbero un fenomeno diffuso in tutta la galassia.
Anche se fossimo soli come esseri viventi si può ben dire tuttavia che la Terra non è unica
come pianeta. Secondo alcuni calcoli tra mille stelle che ci sono più vicine, il 12% possiede
un pianeta come Giove, il 10% un sistema planetario completo ed il 3% un pianeta simile
alla Terra. Se si pensa che nella galassia esistono trecento miliardi di stelle significa
che ci sono perlomeno 30 miliardi di sistemi planetari e con essi dovrebbero esserci diversi
milioni di pianeti come il nostro.
Tuttavia sembra assai tutt’altro che facile poter scovare questi pianeti. I pianeti extrasolari scoperti di recente si basano su tecniche di indagine che si riferiscono più che altro all’analisi della luce emessa dalle stelle.
Questo quindi non significa che i pianeti siano stati letteralmente visti ed individuati ma ne è stata soltanto dedotta la loro esistenza studiando il cambiamento di colore della luce della loro stella e determinando la variazione di velocità causata dalla spinta gravitazionale di un pianeta che le orbita attorno.
Con questo metodo è stato possibile trovare giganti gassosi come
Saturno o Giove, mentre a trovare pianeti come la Terra dovranno pensarci determinate
missioni spaziali dotate di telescopi terrestri studiati in maniera del tutto diversa,
appositamente creati e calibrati in modo da poter andare a caccia della eventuale e possibile seconda Terra. Telescopi potentissimi, capaci di studiare ed analizzare le lunghezze d’onda dell’infrarosso, dove esiste meno contrasto tra le emissioni di stella e pianeti.
Fino a trovare quella che qualche astronomo ha definito “earthshine”, lucentezza terrestre.
Una luce che permetterà di riconoscere il nostro pianeta gemello.
Peccato che per poter raggiungere un sistema planetario distante come minimo 30 anni luce dal nostro pianeta una sonda come il Voyager impiegherebbe addirittura ben sei milioni di anni.
Con i mezzi e le tecnologie odierne sarebbe impossibile poterci andare.
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