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Pensioni: con il sistema contributivo saranno molto più basse di quelle attuali
Manca a tutt’oggi un’adeguata campagna di informazione e anche per questo la previdenza complementare non decolla
 
Sezione: Economia 04/03/2010
Camillo Linguella

Fate sapere ai giovani che prenderanno pensioni basse.

Le pensioni calcolate con il sistema contributivo saranno molto più basse di quelle attuali: Manca a tutt’oggi un’adeguata campagna di informazione e anche per questo la previdenza complementare non decolla.

I Fondi non fanno i "facilitatori".

La crisi finanziaria del 2008 ha lasciato molte macerie sul campo. I sintomi di ripresa del 2009 sono tutti da consolidare e speriamo che il 2010 sia esente da ulteriori scossoni come ci aveva fatto impaurire la borsa le scorse settimane! Tuttavia ci vorranno anni prima che tutto torni come prima.Le adesioni non decollano e Mefop nella sua audizione alla Commissione Lavoro della Camera il 9 febbraio scorso ha lanciato l'ennesimo grido d'allarme. Pochi giorni avanti il ministro del lavoro de delle politiche sociali aveva annunciato che il governo ha in animo il rilancio alla grande della previdenza complementare. Ma bisogna fare presto perchè lo scenario è desolante. Fra le macerie lasciate sul campo dal 2008  si trovano molti fondi pensione a prestazione definita. Dopo le grosse perdite subite, quasi tutti hanno preso la decisione di trasformarsi in fondi pensione a contribuzione definita. La cosa non riguarda sostanzialmente l'Italia perchè i fondi esistenti sono tutti a contribuzione definita. Si ricorda che i fondi a prestazione definita sono quelli nei quali gli iscritti  al momento dell'adesione conoscono quale sarà l'importo della pensione complementare che andranno a maturare, mentre gli aderenti ai fondi pensione a contribuzione definita conoscono solo l'ammontare dei contributi da versare e in via presuntiva, se tutto va secondo certe previsioni, quale potrebbe essere la pensione finale. Nel caso di prestazione , dovendo assicurare la corresponsione di importi prefissati, i fondi sono responsabili in prima persona delle scelte di investimento al fine di poter far fronte agli impegni assunti. Il sistema a contribuzione definita viceversa scarica sulle spalle dell'aderente il rischio del mercato, affidandogli la responsabilità delle scelte di investimento. Da ciò sovente scelte sbagliate, soprattutto nell'individuazione delle linee  di investimento, oppure si è del tutto incapaci a seguire il fenomeno,a causa di una ignoranza più o meno totale in materia finanziaria. L'iscritto si trova di fronte ad una sorta di pensione fai da te. Questo spiega anche, come  a prescindere dalla crisi, la pensione integrativa, nel caso italiano, non decolli.

Per superare queste difficoltà legate alla non conoscenza dei meccanismi del mercato, la gran parte dei fondi pensione a livello internazionale accompagna i propri iscritti dal momento dell'adesione fino all'età della pensione e anche dopo. Si facilita la via verso le rendite con percorsi quasi automatici fornendo consulenza finanziaria e previdenziale in tutte le fasi.

Un'indagine condotta alla fine del 2009 dalla società di consulenza Mercer 2009 global Dc survey tra circa 1500 fondi pensione a contribuzione definita,fra cui anche fondi italiani, sulla loro capacità di assumere un ruolo di «facilitatore», fornendo cioè ai lavoratori iscritti gli strumenti utili per accumulare un montante tale da essere convertito in pensioni adeguate ha fornito esiti interessanti.

Due sono le strade percorse dai fondi pensione. La prima è quella di fornire agli iscritti strumenti di «educazione previdenziale»: il 76% offre un sito web con dati e statistiche, il 71% ha dato vita ad un call center, l'80% fornisce informazioni trimestrali sull'andamento della gestione, il 64% organizza incontri pubblici mentre il 62% ha intrapreso iniziative di divulgazione finanziaria.

La seconda prevede invece l'implementazione di «autopilot features»: automatismi in materia di adesione (con meccanismi come il silenzio/assenso) oppure di crescita progressiva delle quote contributive o anche di ribilanciamento delle scelte di investimento.

L'80% dei 1500 fondi contattati da Mercer afferma di aver istituito un'opzione di default che corrisponde in due casi su tre in un lifecycle, declinato nelle tre modalità canoniche: lifestyle, che adegua automaticamente l'asset allocation nel tempo, i target date che la cambiano a seconda della distanza in termini di anni dal momento della pensione; e infine il target risk che adeguano la composizione di azioni e obbligazioni a seconda del profilo di rischio dell'aderente.

Da notare che nove fondi su dieci nel dopo crisi finanziaria contanto di introdurre novità nella propria offerta, guardano proprio al lifecycle.

 

Soluzioni come queste vengono adottate in modo assai differente di paese in paese, complice evidentemente la normativa in vigore in ciascuna nazione.

Negli Stati Uniti la quasi totalità dei fondi a contribuzione definita offrono un meccanismo lifecycle come opzione di default; e in 8 casi su 9 si tratta di un target date.

Ma poco più a nord, ossia in Canada, solo il 18% dei fondi prevede questa opportunità.

Più o meno come accade in Australia, dove il lifecycle come linea di default è presente solo in un fondo su 5: in Italia siamo sostanzialmente all'anno zero sui «financial planner» che unitamente alla mancata percezione del reale ammontare delle pensioni pubblilche nel futuro, costituiscono i principali ostacoli al reale decollo della nostra previdenza integrativa.

Camillo Linguella

www.laprevidenzacomplementare.it


Autore: AGR: EG

 

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