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''Natale in cucina'' al Nino Manfredi
Tre coppie, un party e tante risate nello spettacolo che andrà in scena dal 26 gennaio al 7 febbraio
 
Sezione: Spettacolo 25/01/2010

(AGR) Si ride ancora al teatro Nino Manfredi e il cartellone 2009/2010 prosegue con una commedia di Angelo Longoni, tra i più apprezzati autori contemporanei. Tre sono gli atti della commedia, tre gli ambienti in cui si muovono i tre nuclei familiari e sociali in cui si dipana la scena, in tre successive vigilie di Natale.
Sidney e Jane sono persone semplici, hanno una casetta abbigliata con puntuale gusto, ma bramano la grandezza dei loro ospiti natalizi. Sono trepidanti per la serata che sognano perfetta – così da poter vantare amicizie e coperture celebri – preparano ogni cosa con grande precisione, ma finendo nell’inevitabile sfacelo. Tuttavia – e qui tutto cambia – all’uscita degli ospiti i due coniugi si ritrovano nella loro cucina a congratularsi della riuscita; le loro facce mutano: i pesci piccoli, si stanno facendo grandi.
Il secondo atto sposta l’attenzione sulla rovinosa vita di Geoffrey, donnaiolo architetto in discesa, e la depressa moglie alle prese col suicidio. La comicità acquista il reale tragico e si va incrinando, tuttavia non cede ai tentativi della donna e li sfrutta per farne equivoci divertenti: i semplici amici, ospiti in quella casa, travisano del tutto e sventano ogni manovra della donna: la peggior sorte che può capitare a un suicida, è finire in una commedia.
L'ultimo atto svela i piani del testo. I vecchi ricchi vivono la disgrazia della decadenza mentre ormai inarrestabile è l’ascesa immorale dei nuovi arricchiti: mutano i rapporti di forza, muta il quadro delle adulazioni al seguito delle variazioni economiche. In casa di Ron e Marion la tristezza del Natale si fa palese nell’alcolismo e nelle beghe di famiglie in rovina, proprio quando compaiono, in tenuta festaiola, Jane e Sidney. §
Amaro e realistico, il testo non annoia e sfrutta tutto lo spazio per far ridere di gusto e, con semplicità, fornire un messaggio chiaro attraverso attori in stato di forma; la scena, squisitamente retrò, è veridica, i colori vanno spegnendosi seguendo il deterioramento morale, nei tre ambienti; la bugia, la finzione, la furbizia dell’arrampicata sociale colgono lo svolgimento dei rapporti sociali, con uno sguardo molto penetrante.
Ayckbourn, modello Orwell, costruisce la sua Fattoria degli animali e ci dice che l’ascesa e il decadimento hanno parentela stretta, si succedono come una fune, tirandosi un po’ di qua e un po’ di là.


Autore: AGR: EM - Redazione

 

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