| E' di questi giorni la notizia della scalata del colosso VIVENDI su Mediaset, che aveva una quota azionaria del gruppo inizialmente del 3% , poi del 12% e ora del 20%, il problema vero si avrebbe se il colosso arrivasse a detenere più del 35% della quota azionaria del gruppo televisivo, nel caso si verificasse quest'ipotesi, il magnate francese avrebbe diritto di decidere nel consiglio di amministrazione, cambiando, o bloccando decisioni importantissime per il gruppo dell' ex premier.
Ad oggi sono molteplici le aziende che erano completamente italiane , che sono passate in parte o del tutto in mano straniera, basti pensare alla TELECOM, o addirittura ad ALITALIA, la prima che era in mano italiana, divento' di proprieta' di “telefonicà” , un azienda spagnola che faceva parte di una holding italiana, la telco, tutto cio' accdeva del settembre 2013. Ma gia' nelpla prile 2014, si fece strada nell'azienda Vivandi che divenne il maggior azionista. Ad oggi , di fatto telecom italia, ha solo il nome italiano, poichè è composta dal 54,61% da investitori istituzionali esteri, dal 24,68% da vivandi, e persone giuridiche estere per il 4%, mentre il gruppo telecom italia detiene solamente 1,21% delle quote azionarie.
Per non parlare della nostra , compagnia di bandiera, ALITALIA che detiene il 51% delle azioni del gruppo, ma per il restante 49% sono detenute da Etihad Airways.
Ad oggi i nostri più grandi e importanti gruppi, non sono composti da 100% capitale italiano, ma sono controllate, anche dall' estero, come la BNL , la banca nazionale del lavoro, nata come 'Istituto Nazionale di Credito per la Cooperazione, nel 1913, per poter finire, quasi 100 anni dopo in mano francese, nel 2006, quando bnp paribas compro' da UNIPOL il 48% delle quote azionarie, per poi fare un OPA sul capitale azionario, denendo cosi' tutte le azioni del gruppo, e diventando di fatto francese.
Il nostro made in italy sta scomparendo, come il celebre marchio Valentino , che è stato acquistato del 2012 da un holdig del Quatar, la Mayhoola for Investments S.P.C. o la FILA che nacqua a biella nel 1911 che con lo scopo di creare abiti e scarpe sportive e resisetenti per il territorio montano , ma che divenne gia negli anni 80 di proprieta' tedesca per poi diventare 2007 FILA SOUTH KOREA SBI, che divenne il maggior produttore di abiti sportivi del sud korea, per poi passare in mani cinesi nel 2009 .
Ci saerbbero molti altri esempi di come gli investitori esteri hanno tolto l'italianeta' alle nostre grandi imprese, ma questi posso bastare, per capire come la nostra italia, sia gestita dall'estero.
GIUFFRIDA GIULIA
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